Santa Cecilia, ed inizia il Natale alla Cittadella

Scritto da Gabriella Ressa  •  22 Novemmbre 2017   • 

A Taranto la tradizione natalizia si avvia in anticipo rispetto alle altre città. Infatti il giorno di Santa Cecilia, il 22 novembre, la città si risveglia con le pastorali e le pettole, fritte già all’alba. E’ tutto un fermento di gioia, inizia il periodo natalizio.

Anche la Cittadella della Carità ha avviato questo lungo periodo di festeggiamenti religiosi e popolari, grazie alla Confraternita della SS Addolorata e San Domenico, guidata dall’assistente spirituale mons. Marco Morrone e dal priore Raffaele Vecchi, che ha portato la Banda Municipale “Città di Crispiano”, diretta dal Maestro Francesco Bolognino, a rallegrare tutti gli ospiti, i dipendenti e gli amici della Cittadella. Con loro anche una nutrita delegazione di confratelli.

 

I musicisti hanno suonato le pastorali più note, girando per tutta la struttura. Prima all’Ulivo, dove ad attenderli c’erano, emozionati, gli ospiti, affiancati dagli operatori sanitari e sociosanitari, i parenti, la responsabile R.S.A. dott.ssa Manuela D’Abramo. In carrozzella, in piedi, con il sorriso sul viso per quell’andare indietro nel tempo, per quell’ancorarsi alle tradizioni che ricordano più facilmente ciò che si è fatto, ciò che si è stati. Le levatacce di prima mattina, quando è ancora buio, le dita che si scottano a tenere in mano le pettole fumanti, appena fritte, con o senza zucchero, le chiacchiere con chi condivide la stessa tradizione.

La Banda Municipale “Città di Crispiano” opera nel territorio da 15 anni, è composta da circa 35 elementi , il suo repertorio spazia dal sinfonico al lirico, dal popolare alla musica leggera. E’ una organizzazione culturale e musicale che favorisce la divulgazione dell’arte musicale e della cultura bandistica.

Poi un giro nei Poliambulatori, mentre le persone attendevano di effettuare visite specialistiche ed esami diagnostici. A seguire la cucina, e poi l’Arca.

Qui, nella casa di Cura, tanta allegria tra i degenti e gli operatori sanitari.

 


       

Intitolato a San Cataldo

 il Centro per i poveri della Diocesi 

Scritto da Maria Silvestrini  •  21 Novemmbre 2017   • 

“Non lasciamoli soli: Dio ama chi dona con gioia” con questo motto sulle felpe rosse decine di volontari hanno dato il benvenuto a S.E. mons. Filippo Santoro che, insieme a S.E. mons. Benigno Luigi Papa e S.E. mons. Bernard Aubertin arcivescovo di Tours (patria di San Martino), ha inaugurato il Centro San Cataldo situato in Palazzo Santacroce in Vico Seminario.

Una struttura ampia e luminosa restaurata nel corso degli ultimi due anni dalla Ditta Garibaldi con la sapiente guida dell’ing. Domenico Mancini e la supervisione dell’arch. Augusto Ressa della Soprintendenza. “Anche i poveri hanno diritto alla bellezza – ha detto mons. Santoro quando in San Cataldo ha presentato l’opera – perché la bellezza è forma dell’Amore di Dio ed è educativa per chi si avvicina in questo luogo non avendo nulla”. Palazzo Santacroce, residenza nobiliare dei baroni Santacroce è datato alla seconda metà del 1700. La sua collocazione è fortemente simbolica perché è proprio alle spalle della Casa del Vescovo e quindi in simbiosi con quello spirito di carità che lo ha sempre animato. Il nostro Arcivescovo aveva espresso il suo desiderio di una Casa per i Poveri nel primo pellegrinaggio diocesano svoltosi a Loreto, ed aveva affidato alla Madre di Dio la grande speranza ed il grande impegno necessario per la creazione dell’opera. Domenica 19 novembre, nel giorno che Papa Francesco ha indicato come Giornata mondiale per i poveri, l’intera Diocesi si è riunita simbolicamente in preghiera nella Cattedrale per ringraziare il Signore del grande risultato raggiunto. 

Il Centro viene intitolato a San Cataldo nostro patrono “ ed è un centro che nasce dal cuore della Chiesa, nasce dal bisogno di amare e di essere amati, che è segno di felicità e di infinito”. Dom Filippo nel corso dell’omelia ha sottolineato la figura del povero che è colui a cui manca qualcosa di essenziale come il cibo, un tetto, il lavoro. Già il lavoro, così difficile da trovare nella nostra città, ma unico elemento capace di fornire piena dignità alla persona. “Per questo nel Centro sono previsti percorsi, anche attraverso il Progetto Policoro, per recuperare ad un’attività i poveri che chiedono il nostro sostegno”.

Come ha ben spiegato mons. Tagliente, pur appartenendo alla Curia, Palazzo Santacroce nel tempo era stato fortemente deteriorato dalla utilizzazione per abitazione di numerose famiglie. “Difficile riaverne la libertà di possesso ed estremamente complessa la sua ristrutturazione poiché  il consolidamento statico ha necessitato di numerose ricuciture di non facile attuazione. L’opera è finalmente conclusa con l’apporto economico di parrocchie, confraternite, privati cittadini ed anche della Conferenza Episcopale Italiana”. Il Centro si sviluppa su 1200 mq. quattro livelli collegati con scale ed ascensori. Al piano rialzato la Cappella, a piano terra gli uffici Caritas e quelli per l’assistenza legale e sanitaria, Al primo ed al secondo piano i posti letto per uomini, donne, e minori non accompagnati, ma anche due miniappartamenti per ragazze madri. Non mancano la sala per la televisione e la biblioteca, ma innanzitutto docce e bagni che  sono la prima necessità per coloro che vivono prevalentemente per strada. 53 posti lettoche, ha spiegato il direttore Caritas don Nino Borsci, saranno dati sulla base di un colloquio affidato ai volontari del Centro di ascolto, e che non saranno a tempo indeterminato. I volontari si alterneranno su tre turni dalle 19 di sera alle 9 del mattino ed a loro il grande grazie per la disponibilità e la sensibilità all’accoglienza.

Quasi 30 anni sono passati dalla inaugurazione della Cittadella della Carità, ma il filo rosso dell’amore di Dio nella mani dei nostri Pastori ci dona ogni giorni frutti di speranza.

Grazie mons. Santoro di averci guidato a dare all’appello del Santo Padre una risposta così concreta. Ora Il Centro di accoglienza è nelle mani della Città di Taranto e della Diocesi, perché quanto fatto si sviluppi e produca frutti copiosi di carità.
       

Alzheimer, amare senza paura.

Incontro dell’associazione Falanthra 

Scritto da Gabriella Ressa  •  29 Settembre 2017   • 

L’Associazione Falanthra ha organizzato una serie di incontri sull’Alzheimer, per sensibilizzare la popolazione su questa malattia degenerativa, che comporta grandi sofferenze non solo per il malato ma anche per il care giver, cioè la persona “cara” che gli sta accanto.

Con incontri di vario tipo, l’associazione presieduta da Cesare Natale e Daniela Lelli ha realizzato una fitta rete di appuntamenti culturali e di approfondimento. “Alzheimer più” è il progetto portato avanti dall’associazione ed ha l’obiettivo di essere un punto di incontro informativo e di condivisione per i malati ed i loro parenti. Ispirato al progetto “Caffè Alzheimer” del medico olandese Meisen, offre momenti di sollievo attraverso attività condivise che coinvolgono sia pazienti che parenti.

Tra i tanti incontri realizzati, la condivisione di esperienze in una tavola rotonda che si è tenuta alla Cittadella della Carità. “Parliamo di Alzheimer amare senza paura” questo il titolo dell’incontro che ha visto il confronto tra esponenti del mondo sanitario, del volontariato, della cultura. A fare da contorno all’incontro la declamazione di poesie, balli, l’esposizione di fotografie del gruppo Welcome in passione foto.

L’incontro è stato aperto dal Direttore Generale della Cittadella della Carità dr. Bruno Causo, che ha annunciato le intenzioni della Fondazione, non solo prestare cure assistenziali ma anche di riscoprire la vocazione primaria della Cittadella, quella della vicinanza ai sofferenti, alle persone in difficoltà. “E’ giunto il momento di promuovere la Cittadella nel sociale. La Cittadella quando fu creata fu chiamata Cittadella della Carità perché il suo Fondatore, mons. Guglielmo Motolese, voleva che la struttura fosse di supporto ai deboli, gli anziani per esempio, in una situazione attuale dell’italia in cui l’età media di sopravvivenza è aumentata. Oggi la sopravvivenza media è arrivata a 78 anni per gli uomini e 82 per le donne (dati Istat) ed aumentano le patologie invalidanti, le disabilità, le perdite dell’autonomia, causate da malattie di diverso tipo, tra queste l’Alzheimer. Parlo da Direttore Generale e sono certo di rappresentare il Consiglio di Amministrazione”. Desiderio da parte dell’Associazione è quello di avere uno spazio nel quale realizzare attività varie (laboratori creativi, musicali, momenti ricreativi etc….), creare un orto Alzheimer. Positiva la risposta. “Valuteremo la situazione per capire se riusciremo a trovare un luogo idoneo per fare tutto ciò. Da parte nostra questa richiesta trova apertura e disponibilità”.

E poi un riferimento al presente della Cittadella. “Tutti sanno che la Cittadella vive una situazione finanziaria piuttosto critica che stiamo risolvendo, con una grossa battaglia contro le banche; le difficoltà finanziarie vengono dal passato e non riguardano il presente. Non è una struttura che deve fare business, la sua vocazione è quella di tendere la mano a chi è in difficoltà e qui parliamo di cultura, intendo cioè la cultura assistenziale che bisogna avere nei confronti dei soggetti deboli, e che non è la stessa che bisogna avere quando si ha di fronte un paziente acuto. L’acuto rimane poco in ambiente ospedaliero; è di passaggio. Differente per i pazienti cronici come ad esempio i soggetti Alzheimer, che hanno bisogno di cure ma anche di vicinanza fisica, esattamente come un bambino piccolo, che riconosce la mamma dall’odore, perché funziona l’encefalo antico. Quando le strutture razionali vengono perse si ripristina la struttura primitiva dell’encefalo, che sente molto più il tocco di una mano che una parola”.

E poi un riferimento alla situazione locale. “I posti letto di Alzheimer sono contingentati sulla base del numero della popolazione. Abbiamo posti letto con nucleo Alzheimer a Crispiano e a Torricella, ma non a Taranto. La Cittadella della Carità, tuttavia, ha sottoscritto con la Regione Puglia un accordo per l’apertura di 15 nuovi posti letto di Hospice. Noi vogliamo fare quello che gli altri non fanno: toccare con la mano le persone che hanno perso l’autonomia. Tutto ciò si deve costruire insieme. Rispetto a tutto ciò che è innovativo c’è una resistenza al cambiamento. Noi andremo avanti perché è la vocazione del nostro Fondatore, e per fare ciò abbiamo avuto il mandato dall’arcivescovo mons. Santoro: continuare il cammino indicato. E noi andremo avanti per questa strada”.

 

Auguri Eccellenza

XXI anniversario di ordinazione episcopale

Scritto da Gabriella Ressa  •  29 Giugno 2017   • 

In occasione del suo XXI anniversario di ordinazione sacerdotale, mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto, presiederà la Concelebrazione Eucaristica che si terrà questa sera, 29 giugno 2017, alle ore 19.00 presso la parrocchia di Santa Maria del Galeso, nel quartiere Paolo VI.

 

Nel giorno dedicato ai grandi Santi Pietro e Paolo, Mons. Santoro sceglie di ringraziare il Signore per il dono del sacerdozio tra le gente, in una parrocchia di periferia, che ha visto per 50 anni la presenza degli Oblati di Maria Immacolata, che ora si trasferiranno. C’è, dunque, grande attesa nella comunità, per l’arrivo del nuovo parroco, che sarà indicato da Sua Eccellenza l’Arcivescovo.

Dopo gli anni trascorsi come vescovo in Brasile, dal 2012 mons. Santoro guida la diocesi di Taranto, grande e particolarmente impegnativa per la gravissima situazione di difficoltà causata dalla crisi della grande industria, scoppiata dopo il 26 luglio 2012, a seguito del provvedimento emanato dall’Autorità Giudiziaria che comportava il blocco dello stabilimento ILVA. In questi anni ,molte cose sono successe, molte emergenze sono venute fuori, drammaticamente, e sempre mons. Santoro è stato al fianco della persona: perché il suo, come dichiarava l’anno scorso al SIR, “è un servizio d’amore, un amore da vivere e compiere in comunione con Pietro e la Chiesa di Roma”. Forte è risuonata la sua voce in difesa della Città Vecchia, dei giovani, dei bambini, dei malati, dei lavoratori e degli emarginati.

Questa sera la preghiera della diocesi sarà rivolta a lui!

Auguri, Eccellenza!!!! .