Cerimonia di commiato a suor Maria Claudia, suor Ida e suor Enza

Scritto da Maria Silvestrini  •  30 luglio 2012   • 

Con una Messa celebrata nella Cappella Tabor, Don Eligio Grimaldi ha ringraziato il Signore per l’ opera svolta alla Cittadella della Carità da Suor Claudia, Suor Ida e Suor Enza, che a breve raggiungeranno un’altra residenza. Ringraziare queste suore del lungo lavoro svolto nella Cittadella, significa ringraziare tutte le Suore Missionarie del Sacro Costato che mons. Guglielmo Motolese scelse alla metà degli anni ’80 per sostenere, con la preghiera e la presenza amorevole, l’opera di carità che si apprestava a costruire.

La "Cittadella della Carità’" era il sogno di un luogo dove gli emarginati, a partire dagli anziani, avrebbero dovuto sentirsi non solo accolti, ma anche amati di quell’amore speciale di chi vede nel sofferente il volto di Cristo. Per questo, prima ancora di costruire le mura ed i Padiglioni pensò a chi poteva essere realmente il nucleo fondatore della carità. Cristo intanto, presente in ogni padiglione con una cappella, poi un gruppo di suore a cui affidare l’organizzazione, la preparazione dei volontari e del personale, perché fosse interpretata in maniera corretta la linea d’amore che voleva per la sua Cittadella. Il suo desiderio trovò accoglienza e risposta entusiasta in suor Teresina, all’epoca Madre provinciale, che seguì personalmente la formazione della nuova Comunità.

Il 28 settembre del 1988 le prime suore della Congregazione delle Missionarie del Sacro Costato entrarono in Cittadella. In quel momento tutto era un cantiere, era stato completato solo il Padiglione L’Ulivo, che doveva essere attrezzato e divenire operativo. Suor Delia, suor Giacomina, e suor Concettina - la superiora, si sistemarono nei locali che sarebbero stati occupati in seguito dalla Radio. La prima superiora avrebbe dovuto essere Suor Maria Claudia, oggi festeggiata insieme alle consorelle. All’epoca era superiora a Casa San Paolo, ma la Provvidenza la chiamò come missionaria in America, dove ha vissuto una ricca esperienza piena di soddisfazioni. Il 6 ottobre del 1988 fu costituita ufficialmente la nuova comunità della Cittadella. Nel diario quotidiano si legge del via vai continuo di visite ufficiali e amichevoli che circondavano di attenzione l’opera di mons. Motolese e costituivano la premessa alle tantissime donazioni che, in quegli anni, consentirono la definitiva costruzione dell’opera. Non fu facile per le prime suore adattarsi ad un ambiente così diverso ed ancora del tutto incompleto, non fu facile capire il da farsi e seguire l’idea che l’Arcivescovo aveva dell’opera in corso. Si premeva per bruciare le tappe, per aprire la struttura l’11 febbraio, giorno della Madonna di Lourdes, data tanto cara all’arcivescovo Motolese. Intanto le visite continuavano, molti chiedevano di essere ospitati, si formava un folto gruppo di volontari che avrebbe a breve iniziato ad operare al fianco degli operatori sanitari. Il 10 aprile 1989 entrarono i primi ospiti all’Ulivo, 12 come gli apostoli, la più anziana era Carmela Pepe.

La visita di Giovanni Paolo II fu il momento della solenne consacrazione della Cittadella alla sua missione di Carità, il lavoro era tanto, e appena fu completato il padiglione centrale e messa a punto la casa delle suore, la comunità si allargò. Nel 1990 giunsero a rafforzare il primo piccolo gruppo suor Ida e suor Enza, suor Ausilia e suor Maria Pia. Preghiera e lavoro: “Apri le braccia del tuo cuore, stringi il mondo intero con la tua preghiera, il tuo sacrificio, il tuo contributo e sperimenterai la gioia di generare speranza e amore”.

Nel 1993 suor Concetta giunse in Cittadella e sostituì la precedente superiora. Nel 1995 fu la volta di suor Josepha; suor Iginia, suor Rosanna e suor Clotilde entrarono in questa comunità alla fine del secolo, e dopo alcuni anni furono trasferite altrove. Suor Iginia divenne superiora nel 1999 e restò fino al 2011. Le suore erano ovunque, nella segreteria, ad organizzare i turni dai malati, ad accompagnare gli ospiti, a seguire il lavoro degli operatori, a suggerire i cambiamenti opportuni perché l’ospitalità fosse adeguata ed amorevole. Un lavoro continuo e silenzioso che non ha mai avuto pause o cedimenti, la Cappella Tabor accogliendole nella preghiera, ritemprava lo spirito e le forze. Chi non ricorda suor Ida che prendeva nota di tutto? Chi può non aprirsi al sorriso di fronte alla disponibilità amorevole di suor Enza? Sono loro le festeggiate, sono loro che dopo ventidue anni lasciano questa casa per riposarsi un po’ altrove. Ma la Cittadella vuole ricordare in un unico abbraccio tutte le suore che sono venute qui a dare il contributo della loro presenza e del loro amore agli ospiti della struttura, presenze attente che hanno accompagnato tanti fino all’ultima soglia, rendendo meno difficile il distacco. Un abbraccio che unisce la Madre provinciale suor Iginia, la nostra superiora suor Maria Claudia, che è stata in Cittadella solo per un breve periodo ma che ha significativamente operato nella struttura e che sta per affrontare una nuova esperienza di evangelizzazione e formazione, a suor Ida, a suor Enza, a suor Josepha, a suor Maria Paola, e infine a suor Maria Delia presenza costante nella segreteria, testimone silenziosa, e preziosa confidente dell’opera di mons. Motolese.

Fra le tante attività della Cittadella si evidenzia la cura degli anziani; mons. Motolese commentava spesso il Salmo 90 che dice: “Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo”. Sull’argomento diceva: “Quando si è curvi per il peso degli anni e dei malanni, tutto diventa più difficile, anche allacciarsi le scarpe. Allora, se veramente esiste la carità fraterna, ci deve essere vicino qualcuno che ti aiuti, che ti sostenga, che si sostituisca a noi nelle piccole difficoltà della vita. Si parla molto di carità, ma quando andiamo al dunque non è cosa facile trovare chi la eserciti questa carità, che è donazione completa di sé”. Le suore sono state e sono quella presenza di carità vicino agli anziani e ai malati che mons. Motolese voleva. Accanto a loro si sono formati tanti volontari capaci di ascoltare le sofferenze di ciascuno. Suor Ida e suor Enza hanno raggiunto quella vecchiaia che è un traguardo difficile da ottenere e da vivere, l’assaporano come un dono, sapendo che la loro accettazione è preghiera ed è ancora un modo per esprimere quella carità che è stato il segno distintivo della loro vita in questa Cittadella, e che continua ancora oggi. Grazie suor Ida, suor Enza, suor Maria Claudia, grazie famiglia delle suore Missionarie del Sacro Costato. Nuova superiora della Comunità è suor Maria Delia.